Quando si tratta di un trauma dobbiamo sempre di stinguere di che t stiamo parlando:

Esistono Traumi con la T Maiuscola.

Sono gli eventi che hanno portato la persona a sentirsi minacciato nella propria incolumità, come ad esempio durante catastrofi o incidenti. Spesso il trauma T porta a quello che noi chiamiamo dissociazione primaria: si costituisce un circuito neuronale chiuso, dove a suo interno vengono racchiuse le immagini, le emozioni, e le sensazioni fisiche. si tratta di una stasi neurobiologica del ricordo e capita per una risposta biochimica dovuta all’adrenalina e il cortisolo .

Di fronte a situazioni esterne che rimandano alla situazione traumatica, la persona potrà sviluppare le medesime reazioni avute durante al trauma, e tenderà ad evitarlo il più possibile limitando la sua esposizione a questo tipo di situazioni. Non solo, potranno essere presenti flash black e incubi, a testimonianza del fatto che i” cervello continuerà a cercare una via per processare l’esperienza traumatica senza però riuscirci.

Credo per tanto sia corretto porre questa spiegazione: da una parte il circuito neuronale chiuso e dall’altra la situazione che il soggetto vive. Sè questa è simile al trauma, per immagine, emozione vissuta, o per emozioni e pensieri evocati, ecco che scatta la reazione traumatica.

Di nuovo e di nuovo.

Questo tipo di trauma è responsabile della costruzione di difese disfunzionali, che pure può sfociare col tempo in un problema psicologico determinato dall’evitamento.

Ma esistono anche Traumi con la t minuscola. Essi sono detti “relazionali”:

all’apparenza, non sempre così gravi come può esserlo un abuso sessuale o fisico, ma quando ripetuti nel tempo, durante il periodo evolutivo (essenziale per la formazione della psiche), sono capaci di infragilire la struttura di personalità,

Come una goccia che scava col tempo nella roccia…

Possiamo pensare ad esempio ad un bambino che assiste impotente alla depressione del genitore dopo la separazione dei genitori.

Lo stesso bambino in seduta potrebbe raccontare: “Il rapporto con mia madre o mio padre dopo la separazione è stato simbiotico e a me si dava spesso la responsabilità di decidere cosa fare come se io fossi il genitore. A volte questa scelta mi portava a cacciarmi in situazioni più grandi di me e questo mi ha portato a grossi sensi di colpa rispetto ai miei valori morali… perciò i rituali ossessivi che ho sviluppato in seguito, da una parte mi confortano perché se fatti bene, mi rimandano al fatto che sono stato bravo (e salvo dai miei sensi di colpa), dall’altra mi intrappolano e io non riesco a non farli.”

Possiamo inoltre pensare ad esempio, un adolescente con una storia prolungata di bullismo:

ogni giorno, alle elementari attendeva con terrore la ricreazione, quando sotto lo sguardo disattento della maestra veniva prelevato, e portato in bagno, per essere deriso, derubato, spogliato e denigrato da un gruppo di coetanei. Adesso l’adolescente ha 16 anni potrebbe raccontare in studio: “Il mio corpo è informe, io lo detesto. Non posso smettere di andare in palestra ogni giorno perché questo è l’unico modo che ho per tentare di controllarlo. Non ho mai guardato negli occhi nessuno, per paura di essere aggredito e per questo ho sviluppato una grave forma di lordosi cervicale. Almeno così ho capito da mia madre, anche se non parliamo molto. Da piccolo mi vergognavo per quello che subivo dai mie compagni ed ho cercato di proteggere mamma e papà da questo senso di vergogna e dalla preoccupazione per me. Non ho una relazione, sono convinto che il mio pene sia brutto è che nessuna ragazza sia disposta ad accettare come sono fatto.”

Questi due esempi fanno parte purtroppo di una costellazione di situazioni che si sviluppano a cascata sull’umanità.

L’EMDR lavora sulla persona in un contesto protetto.

Attraverso la focalizzazione sul ricordo traumatico mentre si seguono le dita del terapeuta, egli attraversa il trauma che mano a mano, tramite la stimolazione oculare tipica fa perdere la carica emotiva. Il lavoro avviene non solo tramite evocazione del ricordo, con cognizioni ed emozioni ma anche con il CORPO.

Come ho già detto non può essere l’unico strumento per affrontare il trauma in quanto non tutte le persone riescono a lavorare con questa tecnica, per motivi di cui parlerò prossimamente. Ma è di sicuro una tecnica molto potente anche solo per velocizzare le connessioni e le libere associazioni cosi preziose nel lavoro psicodinamico.

 

 

 

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